Benvenuti nella medina…
Intricati Suq, profumi esotici, oasi urbane chiamate riad, l’adhān pronunciato dai muezzin, il sole che perfora gli abiti, un traffico senza alcuna logica ma che sotto sotto una logica tutta sua ce l’ha… sì perché in questo luogo da mille e una notte di cose illogiche ne ho viste tante.
Senza di esse, però, la nostra memoria sarebbe piena di soli ricordi noiosi.
Pensate, tutto questo a poche ore di volo dall’Italia!



TIPS
Clima
Il clima di Marrakech è subtropicale e semidesertico con inverni miti ed estati torride.
La stagione migliore per visitarla è senza dubbio la primavera e l’autunno.
Durante l’inverno bisogna tenere conto di qualche pioggia mentre d’estate il caldo è proibitivo.
Noi abbiamo programmato il viaggio per fine marzo e il clima era perfetto, un piacevole caldo durante il giorno e una fresca brezza di sera.
In linea generale le mezze stagioni sono le migliori per godersi questa affascinante città!
Trasporti
Raggiungere Marrakech è facile, ed essendo una meta che negli ultimi anni è diventata molto turistica vi dà la possibilità di raggiungerla praticamente da qualsiasi aeroporto.
Una volta scesi e usciti dall’aeroporto vi consiglio di farvi organizzare un trasferimento dalla struttura nella quale soggiornerete.
I taxi sono decisamente over-priced e noleggiare un veicolo in autonomia per girare solo a Marrakech può rivelarsi un’esperienza ultraterrena.
Per gli altri spostamenti ci siamo sempre mossi a piedi o con qualche sporadico taxi.
Dove dormire
Non faticherete a trovare un alloggio: che sia un hotel, una guest house o una stanza in un riad gli annunci sono centinaia.
Ciò che renderà però unica la vostra esperienza è dormire in un autentico riad; ne troverete tanti ma ricordate, quelli autentici si trovano solamente all’interno della prima cinta muraria di Marrakech!
Noi abbiamo soggiornato in questa graziosa struttura:
Il nostro Tour
1° Giorno
“E se andassimo in Marocco!?”
A volte le esperienze più interessanti sono proprio quelle organizzate così, per caso.
Siamo a inizio marzo e dopo aver trovato un volo promettente e per niente programmato nel giro di due settimane ci ritroviamo in volo sopra la costa nord-occidentale dell’Africa.
Mi sono sempre chiesto cosa si provasse a decollare immersi nella fredda nebbia della pianura padana per poi atterrare in una località dove il sole ti cuocesse la pelle e ci fossero almeno 20° in più rispetto a casa.
Una volta aperto il portellone dell’aereo tutte le mie aspettative sono state ripagate e in un battito di ciglia la pelle mi si friggeva sotto il sole africano.
Passati i vari controlli d’ingresso al paese cominciamo ad esplorare l’aeroporto di Marrakech, qui troverete anche la possibilità di acquistare una sim usa e getta con una promo dati da utilizzare durante il viaggio.
Appena usciti in strada ci mettiamo alla ricerca dell’autista che il riad ci dovrebbe aver mandato appositamente per il trasferimento.
È stata una scelta azzeccata in quanto saremmo stati costretti a contrattare un prezzo esorbitante con qualche tassista.
Una volta trovato il nostro autista, questo, ci accompagna verso l’auto e nel giro di trenta secondi non facciamo nemmeno in tempo ad ambientarci che veniamo catapultati nel traffico locale.
Ok, pensavo di essere preparato al caos di questa città ma qualsiasi parola possa scrivere non rappresenterà mai realmente le emozioni che abbiamo vissuto durante i nostri trasferimenti a Marrakech.
Il traffico “vive” e segue regole proprie come se fosse un ecosistema a parte; dai camion colmi di persone che rientrano dal lavoro agli scooter che si spostano a “sciami”.
Dopo aver strabuzzato gli occhi osservando le scene più assurde (oltre a chiedermi se qui sapessero cosa fosse la revisione periodica dei veicoli) abbiamo raggiunto le mura della città contenente la Medina.
Il nostro riad si trova proprio lì, a pochi passi dalla piazza Jemaa El Fna.
Qui conosciamo Safin, il nostro guest, che subito si accinge ad ospitarci offrendoci un classico the alla menta e dei pasticcini tradizionali.
Resto molto colpito dal riad, è tutto ciò che si possa desiderare da un soggiorno in Marocco: le stanze sono molto caratteristiche, si ha la possibilità di accedere a una zona wellness e la terrazza panoramica accoglie un luogo perfetto per stare in relax a fine giornata.
La cosa che più mi ha colpito però è l’area centrale, qui una immensa pianta sovrasta i tavolini per la colazione e si innalza fra i vari piani del riad fino a raggiungere in altezza la terrazza!
Esausti ma accaniti nell’esplorare la città ci rimettiamo in strada.
Una volta usciti, fatico a credere che dietro a quel portone chiuso alle mie spalle ci sia un grande riad in quanto dall’esterno tutto viene nascosto magicamente.


Percorriamo la via per la piazza centrale e subito ci ritroviamo avvolti dai rumori e profumi di Marrakech!
Ogni cosa è in continuo movimento e sembra quasi che solo noi siamo lì, fermi al centro di un marasma ben organizzato che ricomincia ogni mattina da secoli.
Affamati e stanchi troviamo un locale dove decidiamo di sederci per un pranzo tipico.
Sinceramente, eravamo così affamati da non aver nemmeno ben capito cosa avessimo ordinato e alla fine ci siamo chiesti “Ma cosa c’era dentro?”
Devo ammettere, però, che come primo contatto culinario il tutto era delizioso.



Da qui inizia il nostro viaggio esplorativo all’interno dei suq e solo questi possono valer la pena di prenotare un volo per Marrakech!
Perdersi all’interno di questi enormi mercati è una delle esperienze più belle che potrete fare in città, se poi siete anche voi appassionati di souvenir e articoli locali potreste ritrovarvi a passare ore e ore tra i venditori.
In città ci sono vari suq e ognuno di questi è suddiviso per categorie merceologiche e cliccando su questi link potrete trovare una lista dettagliata dei vari mercati:
Altra esperienza da provare è quella della contrattazione del prezzo, si perché anche questo fa parte della cultura di Marrakech!
Quindi non accettate il primo prezzo proposto e provate a chiedere uno sconto.
Visitare i suq significa immergersi completamente nell’anima della città ed è il modo più immediato per entrare a contatto con molte persone del posto osservandone gli usi e costumi.
Gironzoliamo per ore da un suq all’altro finché non ci ritroviamo nella piazza Jemaa El Fna.
Il sole sta scendendo e approfittiamo del momento magico per salire in uno dei tanti rooftop bar (la piazza ne è piena) e assaporare un buon the alla menta.






Abbiamo la fortuna di visitare questa splendida città durante il Ramadan e nell’aria c’è profumo di festa.
D’un tratto siamo partecipi di una scena ipnotizzante, il richiamo alla preghiera da parte del muezzin; vivere questo momento da sopra una terrazza è bellezza allo stato puro e mentre l’adhān si propaga per la città mi godo il sole calante del tramonto.
Riposati ci incamminiamo per la piazza, di sera gli incantatori di serpenti continuano imperterriti il loro antico mestiere mentre i venditori accendono le lanterne luminose e l’incenso profumato.
Sarei tentato di fare qualche foto ma ho imparato a mie spese che qui a Marrakech bisogna essere veloci nel farle ed evitare di farsi notare.
Le persone del posto, in particolare i venditori, non vogliono essere presenti negli scatti e se si accorgono di far parte di un vostro scatto frequentemente vi seguono per chiedervi denaro.
A me è capitato anche un caso in cui le persone si sono messe in posa appositamente per poi venire a battere cassa con la scusante di essere presenti nell’immagine; questo a lungo andare può essere fastidioso e comincerete ad evitare di scattare a raffica come fareste in altri paesi.

Nella piazza di Jemaa El Fna troverete anche una miriade di bancarelle Street Food che offrono piatti dall’aria invitante, vi consiglio però di resistere e preferire a questi un ristorante o un classico locale.
Questo perché le condizioni igieniche non sono sempre rispettate e anche l’acqua può essere contaminata, quindi per evitare spiacevoli esperienze o addirittura rovinarvi il viaggio per un’intossicazione vi suggeriamo di spendere qualcosa in più e andare sul sicuro.
Seguiamo la strada e un numero sempre maggiore di persone di tutte le età corrono per raggiungere la grande moschea di Koutoubia.
L’avevamo già visitata durante il pomeriggio ma di sera avviene una vera e propria metamorfosi.
Arriviamo giusti in tempo per assistere alla preghiera serale e vedere così tante persone di ogni estrazione e età riunite nella stessa piazza per adorare un qualcosa in cui credono profondamente riesce a toccare animi remoti dell’anima.
Purtroppo per noi non è possibile visitarla in quanto sono ammessi solamente i musulmani quindi dobbiamo accontentarci di osservarla dall’esterno o al massimo di sbirciare i suoi sontuosi interni avvicinandoci alle porte.



È sera inoltrata e ritorniamo al nostro riad dove ne approfittiamo per una bella doccia e un sano relax in terrazza.
Nel buio della notte ci facciamo cullare dall’instancabile cantare dei muezzin finché il sonno non sopraggiunge.
2° Giorno
La notte è stata un susseguirsi di risvegli e i suoni della città ci hanno accompagnato costantemente.
Sono le 7.00 del mattino e decido di alzarmi, una volta aperta la porta della mia camera scopro con piacere che l’intero riad è popolato da piccoli passeri che cantano a squarciagola.
Si sente solamente il loro cinguettio e vista la calma del momento mi incammino per esplorare questo bellissimo luogo.
Il terrazzo è deserto e visto che i miei compagni si devono ancora alzare ne approfitto per leggere un buon libro.
A poco a poco comincio a sentire i rumori di una città che si sta risvegliando, così, decido di scendere.
Nell’atrio centrale scorgo una porta che dà su di una scalinata che porta ad un’area inferiore.
Qui scopro un altro piccolo giardinetto interno con al centro una piccola piscina, un vero angolo di paradiso.




Una volta gustata la fantastica colazione proposta da Safin ci mettiamo lo zaino in spalla e usciamo.
Raggiungiamo la piazza centrale e prendiamo al volo uno dei taxi fermi sul ciglio della piazza in attesa di qualche turista.
Scendiamo al Jardin Majorelle e una volta varcato l’ingresso capisco come Yves Saint Laurent avesse capito tutto dalla vita.
Per visitare questo enorme complesso di giardini botanici vi conviene acquistare il biglietto online e programmare la visita per le prime ore del mattino.
Di seguito troverete il link ufficiale contenente tante info e la pagina per le prenotazioni online:
https://www.jardinmajorelle.com/en
Questo luogo è una delle tappe obbligatorie del nostro viaggio e se siete amanti della natura non vi pentirete della scelta.
La storia di questo immenso giardino comincia con il pittore francese Jacques Majorelle che, innamoratosi di Marrakech, commissionò nel 1931 la costruzione di una villa in stile moresco.




Da amante della botanica creò il suo giardino ispirandosi a quelli tradizionali marocchini; il risultato finale è un lussureggiante angolo tropicale che circonda la sua villa.
Questo raggruppa laghetti e piante esotiche, sentieri e fontane, un vero paradiso.
Nel 1937 l’artista creò il blu Majorelle, ovvero lo stesso colore con le quali dipinse le pareti della villa.


Majorelle morì nel 1962 e sfortunatamente il giardino venne abbandonato per diversi anni.
Yves Saint Laurent e Pierre Bergè scoprirono il giardino nel 1966 durante il loro primo soggiorno a Marrakech, innamorati di questa atmosfera decisero di comprare l’intero lotto nel 1980 decidendo poi di vivere nella villa dell’artista ribattezzata Villa Oasis.
Pensate che le ceneri di Yves sono state disperse nel roseto della villa e il giardino accoglie anche un memoriale in suo onore.
Per gli amanti della moda c’è anche la possibilità di visitare il museo di Yves Saint Laurent.






Usciamo in strada sotto il sole cocente e visto che la mattinata deve ancora raggiungere il suo termine saliamo su un altro taxi e ci facciamo “teletrasportare” nei pressi della Medersa di Ben Youssef.
Quanto amo l’architettura araba, mi riaffiora il mio vecchio amore per le leggende ambientate in luoghi magici da mille e una notte.
Questo enorme palazzo, incastonato all’interno della Medina, era una scuola musulmana specializzata in discipline religiose ed è stato costruito per ospitare gli studenti della moschea vicina, che porta il suo stesso nome.




Questa medersa, oltre ad essere la più importante, è anche la più grande del Marocco.
Fu commissionata dal Sultano Abdullah – al – Ghalib e la sua costruzione venne terminata nel 1565.
L’economico biglietto ci permette di visitare l’interno di questo palazzo dove ovunque si respira un’aria di religiosità e pace.
La piazzetta principale è a dir poco perfetta e mi soffermo pensoso sul come riuscivano a costruire edifici del genere senza la tecnologia del mondo moderno.



Pienamente soddisfatto della visita usciamo dal palazzo con un certo languirono.
Dopo poco, mentre passeggiamo, scopriamo un piccolo ristorante arroccato sopra ad una terrazza dove il menù presenta solo piatti tipici, qui scelgo con piacere una porzione di pollo e couscous accompagnato da verdure.
Durante l’attesa osservo questa parte di città dall’alto e noto che i danni dell’ultimo terremoto (settembre 2023) sono ancora presenti.
Non a caso durante la nostra permanenza abbiamo visto un po’ ovunque cantieri in opera e muratori che cercavano di riparare i danni di questo evento catastrofico.

Dopo pranzo ci avviamo verso la prossima destinazione e nel mentre ci fermiamo davanti ad un piccolo negozio di spezie.
Il proprietario appena ci vede ci accoglie e per circa mezz’ora ci fa provare e odorare ogni tipo di spezia, è incredibile come qui in Marocco riescano ad estrapolare tutt’oggi dalla natura articoli che noi creeremmo in maniera artificiale.
Rimango colpito dalla simpatia del venditore e tutti acquistiamo qualche articolo profumato, tutt’ora tengo il sapone al sandalo in salotto e ogni volta che ne sento il profumo mi assale la nostalgia dei suq di Marrakech!






Raggiungiamo il Jardin Secret e se non fosse per il piccolo cartello all’ingresso, anche questo luogo come molti altri, non lo si noterebbe.
Questo parco-museo venne aperto, non senza difficoltà, dall’imprenditore Lauro Milan qualche anno fa.
Il suo obiettivo era quello di ridare vita a questa residenza tradizionale marocchina che venne abbandonata a inizio 800 per poi essere suddivisa tra 130 eredi.
Il giardino invece è opera del paesaggista inglese Tom Stuart Smith, uno dei più quotati.
All’interno di questo giardino avrete modo di osservare piante provenienti da ben cinque continenti, pensate che la sistemazione di questa dimora è stata molto travagliata e impegnò una miriade di artigiani locali.




Esploriamo ancora una volta i suq scoprendone continuamente di nuovi finché esausti non ci fermiamo in riad per riposare.
Una volta calato il sole e la temperatura usciamo dirigendoci verso la piazza, qui troviamo uno stupendo ristorante con terrazza con una vista spettacolare del mercato.
Anche questa volta la squisita e speziata cucina marocchina non delude e dà un’ulteriore conferma alla mia teoria: chi non assaggia la cucina tipica si perde metà del viaggio!
Durante il Ramadan, di sera, la città si trasforma e l’aria di festa è ovunque, il tutto incorniciato da questa atmosfera esotica e senza età.




Stanchi ma felici raggiungiamo il riad e dopo una veloce doccia salgo in terrazza per godermi l’aria fresca della notte, un vero toccasana per lo spirito!
3° Giorno
Le prime ore dell’alba si rivelano cariche di nuvole e una pioggia rilassante cade leggera rendendo la giornata più fresca.
Scesi nell’atrio del riad troviamo Safin che, gentilissimo come sempre, ci propone alcuni tour organizzati al di fuori di Marrakech.
Ho sempre desiderato vedere il deserto, quello vero, ma per raggiungere il Sahara occorrono 4 ore di viaggio in macchina e una notte passata in accampamento in quanto fare tutto in una singola giornata sarebbe troppo impegnativo.
Oltre a questo ci propone altre due alternative molto gettonate: un giro in cammello con cena finale nel bel mezzo del deserto di Agafay o un tour tra le montagne dell’Atlante.
Ovviamente abbiamo prenotato la prima soluzione!



Dopo un’altra sontuosa colazione ci mettiamo in cammino con una destinazione ben precisa: il Palazzo El Bahia.
Una delle opere più importanti di Marrakech costruita alla fine del XIX secolo, questa ingloba 150 stanze affacciate su differenti cortili e giardini interni.
Qui si possono scattare alcune iconiche foto del cortile principale, purtroppo per noi al momento della nostra visita avevano allestito un palco in occasione di qualche festività e abbiamo fotografato ben poco.



Molto interessanti sono anche le Tombe dei Saaditi, scoperte e aperte al pubblico nel 1917.
Queste, risalgono alla fine del XVI secolo e si trovano all’interno di un giardino chiuso a cui si accede tramite un piccolo corridoio.
Qui sono sepolte circa 100 tombe contenenti i corpi dei servitori e dei guerrieri della dinastia Saadiana.
Nel mausoleo principale sono sepolti il sultano Ahmad al-Mansur e i membri della sua famiglia.
Sono sicuro per gli amanti dell’architettura sarà un vero piacere osservare da vicino gli splendidi mosaici e le decorazioni presenti in questo luogo.






Ormai siamo a tarda mattinata e visto che per le 15.00 dobbiamo farci trovare pronti per l’escursione nel deserto ci incamminiamo verso il riad.
Prima però ci fermiamo nella famosa pasticceria Des Princes dove avrete modo di assaggiare degli ottimi pasticcini tipici del Marocco.
Vi consiglio di provare le Corna di Gazzella, a dir poco squisite!
Giunta l’ora prestabilita ci facciamo trovare pronti per la nuova esperienza, Safin ci accompagna fuori lasciandoci nelle mani di un autista della quale dubito abbia qualche conoscenza di inglese o almeno una specializzazione come tour-operator.
Man mano che carichiamo turisti in giro per la città ci allontaniamo sempre di più dal centro di Marrakech.
Cominciamo a costeggiare le prime zone desertiche interrotte ogni tanto da qualche nuovo quartiere costituito da enormi palazzi condominiali.
Una volta usciti dalla periferia mi risulta incredibile come, dopo pochi chilometri, possa cambiare lo stile di vita locale e resto ipnotizzato dai mercati che commerciano di tutto sul bordo della strada.
Dopo circa un’oretta di guida spericolata e sorpassi azzardati raggiungiamo la location nel deserto.
Qui troviamo principalmente una costruzione tipica posta proprio in cima ad una collinetta dalla quale è possibile osservare un bel panorama.
I cammelli e i quad sono già in pole position per le varie esperienze prenotate e solo dopo il classico rituale del the alla menta veniamo vestiti da beduini pronti per cavalcare questi simpatici animali.

Onestamente l’esperienza del giro in cammello è forse un po’ sopravalutata in quanto il tutto si basa su di un lento giro panoramico a velocità d’uomo dove ogni animale è legato a quello successivo fino a raggiungere un ragazzo che conduce la carovana a piedi.
Per una quarantina di minuti abbiamo girovagato ammirando un deserto ben diverso da quello che uno si potrebbe immaginare pensando al Sahara.
Questo è molto roccioso e costeggiato qua e là da enormi tralicci che trasportano l’energia elettrica in luoghi isolati.
Credo che comunque sia un’esperienza migliore e più caratteristica del solito giro in quad anche se vengono sfruttati questi poveri animali che hanno la sfortuna di partecipare a questo enorme circo chiamato turismo di massa.



Una volta tornati alla base il tramonto sta dorando ogni sfumatura di colore rendendo magnifico il paesaggio.
Camminiamo verso la cima di una collina per scattare qualche foto e osservare questo tramonto degno di Tatooine.
In lontananza scorgo un piccolo gruppo di case arroccate sopra ad un promontorio e proprio da lì arriva un gruppetto di bambini pronti a bighellonare e a chiedere qualche soldo in cambio di una foto.
Osservandoli elemosinare poco o niente mi ritrovo ad immaginare cosa potrebbe voler dire vivere qui, non deve essere per nulla facile e molte volte noi “occidentali” diamo per scontate fin troppe cose.
Guardo questi bambini di 8/10 anni che molto probabilmente hanno meno giochi o altre banalità rispetto a un bambino dei nostri, eppure una cosa mi rincuora: tutti stanno sorridendo divertendosi in maniera pura e sincera.
Anche se vengono scacciati e rifiutati dai turisti i loro sorrisi non vengono scalfiti.



Il campo è in fermento e la cena è sui fornelli, ci accomodiamo in uno dei tanti tavolini bassi e posti sotto le tende quando all’improvviso arriva un gruppo di ballerini e cantanti che ci farà compagnia per tutta la serata.
I piatti cominciano ad arrivare e la cena finisce per trasformarsi in una vera e propria festa diretta da questo instancabile gruppo di animatori locali.
Direi che l’esperienza migliore è stata proprio questa cena, un “caos” organizzato per far divertire e stupire gli ospiti venuti da distante.
Anche in questa occasione, dopo che la festa è finita, i ragazzi che la animavano sono raggruppati tra loro mentre sorridono in modo spontaneo e si divertono con poco.
Quante cose potrebbero insegnarci…
Ormai è tarda sera e saliamo sul van che ci riporterà a Marrakech, durante il tragitto provo a scorgere qualcosa nel buio profondo oltre il ciglio della strada ma mi ritrovo solo a pensare a tutte le fantastiche esperienze vissute oggi.
Che magnifica giornata!
4° Giorno
Mi sveglio, non riesco a dormire e alla fine mi alzo dal letto prima degli altri giorni.
L’aereo di ritorno è previsto per metà giornata e dopo un quarto d’ora i miei bagagli sono già stati impacchettati.
Visto che sono già pronto decido di passare un po’ di tempo gironzolando per il riad, quanto adoro questo ambiente rilassato.
Cerco di assaporare ogni piccolo dettaglio e istante passato tra le mura di questo luogo: il canto degli uccelli, il profumo d’incenso appena acceso e i suoni di una Marrakech che si sta svegliando.
Come sempre la colazione è perfetta e senza accorgerci di come il tempo voli abbiamo già salutato il gestore del riad Mohamed e siamo già in macchina che attraversiamo le mura che circondano la Medina.
Durante il tragitto mi soffermo a osservare le varie scene di vita quotidiana che mi si parano davanti come i gruppi di bambini che vanno a scuola o i commercianti che aprono bottega.
Com’è bello viaggiare e constatare che certe abitudini sono uguali in tutto il mondo.
Visitare luoghi come questo ti permette di aprire una vera e propria finestra sul mondo.
Un mondo che non tutti hanno la fortuna di scoprire e che quando lo vedi ti colpisce con forza grazie al suo carico di emozioni.
Marrakech è stata un’esperienza bellissima e diversa dalle altre, la consiglierei a tutti, sia agli amanti dei luoghi esotici sia ai più diffidenti.
Sono certo che entrambi andranno a casa con un bagaglio carico di bei ricordi.
Durante il ritorno, in aereo, avevo seduta proprio alle mie spalle un’anziana signora.
Raccontava ai suoi vicini di posto sul come si era goduta, a più di 80 anni, un viaggio di circa dieci giorni in solitudine presso una cittadina marittima che dà sull’oceano vicino a Marrakech.
Raccontava della sua vita e dei suoi traguardi raggiunti anche dopo l’esser diventata vedova.
Spiegava di come essere sempre positivi e sul perché bisogna affrontare la vita con tenacia e senza paura.
Magari tutti i voli di ritorno fossero sempre così!
Atterrati a Treviso, tutto è ancora immerso nella fredda nebbia proprio come alla partenza, ma fortunatamente il sole del Marocco sta ancora riscaldando il mio cuore!

























